Virle Piemonte

Castello dei Marchesi Romagnano

IL CASTELLO

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La proprietà si trova nella campagna piemontese, a circa venti chilometri dalla Città di Torino, nel centro storico di un piccolo borgo di origini medioevali denominato Virle Piemonte.

Il centro storico di Virle Piemonte presenta la struttura di un borgo fortificato, raccolto intorno alla parrocchia ed a due castelli, ancora oggi esistenti, per quanto la struttura originaria sia stata in parte alterata.


Il Castello Romagnano, le cui origini risalgono al Medioevo, è stato riedificato nel primo decennio del 1700, dal Marchese Francesco Romagnano sulle ceneri di un precedente castello distrutto a seguito dei tentativi di conquista della zona da parte delle truppe francesi.

Esso ha perso traccia delle sue funzioni difensive, essendosi trasformato in splendida residenza gentilizia per la famiglia marchionale. Conserva tuttavia le torri angolari ed un bel giardino cinto da mura.

La prima presenza documentale dei Marchesi di Romagnano (Oliviero, Guidone ed Ardissone) risale all’anno 1163 a.d., in occasione della loro investitura da parte di Federico Barbarossa.

Il castello, nelle vestigia attuali, veniva utilizzato dai marchesi quale residenza estiva per le loro famiglie ed i loro ospiti, tra cui Massimo D’Azeglio che soggiornò più volte in Virle lasciando, in sue lettere, vari cenni di ringraziamento e stima sia all’ospitante (Marchese Cesare Romagnano) che alla popolazione locale.

“Lunedì lasciai Torino in compagnia di Romagnano che m’ha condotto qui nel suo castello che pare un paese, e quantunque ci sia stato più volte non ne ho ancora imparata la carta. Si fa vita quieta: si lavora ognuno per conto suo vedendosi poco più che a colazione e a pranzo.”

Massimo D’Azeglio – Virle, mercoledì 2 agosto 1843

Con la fine della dinastia dei Romagnano il fabbricato è passato prima ai conti Vercellone di Sordevolo e successivamente alla famiglia Monasterolo che lo hanno adibito a residenza privata, pur conservandone, tanto esteriormente che internamente, i lineamenti originari e curandone la manutenzione, tanto che l’immobile, ad oggi, può essere considerato una degli edifici più pregevoli dell’area.

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Il castello, su quattro piani fuori terra, sorge al centro del paese in posizione dominante, ed ha una conformazione a ferro di cavallo rovesciato, con le due ali laterali rivolte verso il centro abitato. Esso possiede ancora le torri angolari.

In asse con Via della Portassa, la cancellata d’ingresso principale, di pregevolissima fattura, si apre su un giardino a pianta trapezoidale. Lateralmente rispetto al giardino d’ingresso una porta che si apriva all’esterno permetteva ai marchesi di raggiungere la cappella di famiglia nell’adiacente chiesa di San Siro, lungo una sorta di galleria coperta, ora scomparsa. 

All’esterno la facciata, intonacata in colore chiaro, è molto sobria, ritmata unicamente dalle aperture delle finestre, sia nell’affaccio su strada sia sul cortile interno, alcune delle quali sono dipinte a trompe d’oeil per non rompere il rigido schema geometrico. Mattoni a vista, invece, per i lati secondari verso i rustici ad ovest e il palazzo degli Asinari ad est.

La proprietà comprende oltre al castello, il giardino, il parco, le scuderie e le pertinenze. In un angolo del giardino viene conservato il rudere, supponiamo di una cappella votiva di piccolissime dimensioni, ma strutturata in modo proporzionato sullo schema delle chiese gotiche. 

FAMIGLIA ROMAGNANO

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I marchesi Romagnano, di stirpe arduinica, erano nel medioevo una tra le più potenti famiglie feudali subalpine. Si ritiene che discendano da Oddone, marchese di Torino, uno degli otto figli di Arduino il glabro, vivente attorno al Mille.

Agli inizi del Millecento e nei decenni successivi i Romagnano signoreggiavano su ampi territori della regione piemontese e, in particolare, nel Torinese, nel Novarese e nel Vercellese. Essi erano, sul finire del secolo e all’inizio del Duecento, un punto di riferimento per le forze che, alleate con il Comune di Torino, contrastavano l’espansione chierese e astigiana.

L’affermazione dei Savoia fu una delle cause che più influirono sulla decadenza politica dei Romagnano, i quali videro il loro ruolo progressivamente svuotarsi di significato. Nonostante l’indebolimento da un punto di vista patrimoniale, i Romagnano rimasero comunque nei secoli seguenti una delle maggiori casate del Piemonte. In particolare, grazie a due linee (quella dei signori di S. Vittoria, conti di Pollenzo, e quella dei signori, poi marchesi, di Virle) riuscirono a mantenere il possesso di ampie giurisdizioni feudali e di solidi castelli esprimendo, inoltre, personaggi di grande rilievo, tanto nelle amministrazioni sabaude che nelle gerarchie ecclesiastiche.

Tra i personaggi più importanti della casata ricordiamo Ludovico Romagnano, vescovo di Torino, il cui nome è legato al miracolo del “Corpo Santissimo del Signore”. La sera del 6 giugno 1453, verso le 8, Ludovico venne raggiunto in duomo e chiamato a gran voce dal prete Bartolomeo Coccono. La sua presenza era richiesta con gran urgenza di fronte alla chiesa di S. Silvestro dove stava succedendo qualcosa di stupefacente.

Il vescovo di Torino stava per trovarsi di fronte all’evento destinato a passare alla storia con il nome di “Miracolo del SS. Sacramento”. Si narra che alcuni mercanti stessero giungendo in città con le loro mercanzie. Uno di loro aveva trafugato dalla chiesa di Exilles il calice in cui si conservava il Corpus Domini, l’Ostia Consacrata, nascondendolo sul proprio somaro. L’asino, non appena giunto a Torino, poco dopo aver superato la Porta Segusina (Susa) si bloccò di fronte alla chiesa di S. Silvestro. In quel momento il calice iniziò a librarsi inspiegabilmente nell’aria, mentre da esso usciva un’ostia raggiante di luce. All’arrivo del vescovo Romagnano, mentre affluiva da ogni parte una gran folla, il calice cadde a terra mentre l’ostia restava sospesa scendendo solo dopo alcuni minuti di preghiera e adorazione. La notizia di un miracolo corse rapidamente per tutta la Cristianità e il nome di Ludovico Romagnano fu sulla bocca di tutti.

Un’altra personalità degna di nota fu Antonio Romagnano (sec. XV) che detenne, oltre a molte altre cariche, quella di rettore dell’Università di Torino. Si conserva ancor oggi una splendida Bibbia, scritta in caratteri gotici ed ornata con delle preziose miniature, di sua realizzazione.Un altro canonico dell’importante casata fu Amedeo Romagnano, il quale divenne vescovo di Mondovì. Personaggio dinamico e poliedrico, Amedeo visse in modo assai movimentato, trascurando alquanto l’amministrazione delle sue abbazie sotto il profilo spirituale. Nel 1481 il duca Filiberto I lo inviò come ambasciatore al doge di Venezia. Nel 1495 venne insignito gran cancelliere di Savoia, giungendo quindi a rivestire la più importante carica dello Stato. Era considerato un grande mecenate, tra i suoi meriti vi è quello di aver dato avvio ad un’opera di rinnovamento culturale e artistico e di aver finanziato numerose opere d’arte. Lasciò, nonostante il suo ruolo ecclesiastico, ebbe un figlio naturale che fu collaterale del Consiglio Cismontano. Il duomo di Torino custodisce le sue spoglie mortali, insieme a quelle del padre Antonio. Due lastre tombali, che ancor oggi si conservano, ci hanno tramandato per mezzo di sculture pregevoli la loro fisionomia.

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Dal finire del XVI secolo la casata, pur continuando a essere una delle più importanti dello Stato, si confuse tra tante altre. Dalla metà del Settecento si registra l’estinzione della linea dei conti di Pollenzo. Notevoli tracce, invece, continua tuttavia a lasciare nella storia del Piemonte (e di Torino soprattutto) la linea superstite dei marchesi di Virle. Carlo Amedeo fu sindaco di Torino nel 1726; Francesco Andrea lo fu nel 1753 e nel 1768; Cesare nel 1825 e nel 1844, il quale si ricorda per la protezione conferita ai ceti meno abbienti. Quest’ultimo morì senza figli; adottò il nipote per dare continuità alla famiglia. Ciò rinviò soltanto di breve tempo la fine che ormai incombeva sull’antica stirpe, un tempo sovrana, dei marchesi di Romagnano.

Tratto da FRANCESCO GIANAZZO DI PAMPARATO, Storie di famiglie e castelli, Centro studi piemontesi, Torino, 1999

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